L’8 giugno esce un libro. L’autore sono io, l’editore è Laurana e la prefazione è di Marco Rovelli. Il titolo è 10 modi per imparare a essere poveri ma felici. Si tratta di un saggio che riparte da una domanda che mi sono posto tempo fa osservando i nuovi fenomeni di povertà che sempre più, complice la crisi economica, umana e sociale che stiamo vivendo, stanno dilagando in questo paese. La domanda era questa: saremo ancora capaci di essere poveri? La premessa alla domanda consisteva nell’osservare come la povertà sia mutata rispetto al passato, quando i poveri erano un elemento visibile della società italiana, e il vivere in povertà sviluppava ancora risorse come la creatività e la cultura. Mentre oggi chi vive in condizioni di ristrettezze economiche tende a nascondersi, a dissimulare i segni della povertà. Questo è un passo tratto dal libro: “Non esiste una sola povertà, esistono molte povertà. Negli ultimi tempi, alle prese come siamo con la peggior crisi finanziaria dal secondo dopoguerra, la gamma delle povertà, se possibile, è diventata ancor più vasta. Hanno così fatto la loro comparsa inediti gradi e sfumature di povertà, fenomeni fin qui ignorati dalla storia. Categorie come i padri separati che sempre più affollano le mense di beneficenza e che a volte sono ridotti a vivere in automobile. O come gli anziani che all’interno dei supermercati vengono sorpresi a mangiucchiare di nascosto un frutto appena arraffato. Sono persone che incontriamo abitualmente per la strada, nei negozi, con le quali condividiamo uffici e viaggi in metropolitana, che di norma non saremmo neppure portati a considerare povere. Sono altresì individui inadeguati a destreggiarsi in una condizione che presumibilmente risulterà loro inconsueta, perché magari hanno passato la loro vita, fin qui, in una discreta agiatezza, cullati dall’illusione di un benessere che avevano creduto eterno, allevati nella sicurezza di un mezzo secolo ininterrotto di pace e prosperità. In poche parole, nuovi poveri incapaci di essere e vivere come tali”. Detto questo, aggiungo che nelle 144 pagine del libro si parla anche di quando la povertà incrocia gioventù e precariato, immigrazione e clandestinità, politica ed economia, letteratura e religione, ma soprattutto di come sia necessario, e non più rimandabile, trovare nuove forme di benessere liberate dalla schiavitù dei bisogni indotti e dalla tirannia del consumismo.



25 maggio 2012 a 08:59
Interessante argomento e ahimè molto attuale Lo aggiungerò alla sezione giovani scrittori (assieme all’altro tuo libro) nella biblioteca del liceo dove collaboro Lo leggeró molto volentieri. Elisabetta
25 maggio 2012 a 09:01
Ti ringrazio, soprattutto perché mi metti nella sezione “giovani” scrittori.
25 maggio 2012 a 12:51
E come no! anche se sei tra i Classici a volte un po’ pallosi .. mi piace proporre ai giovani liceali scrittori giovani .. in bocca al lupo per il prossimo!
25 maggio 2012 a 09:34
E’ proprio il genere di romanzo che leggerei in questo momento così delicato.Intenso e bellissimo come tutte le pagine di Andrea Pomella che ho letto in questi mesi quasi ogni mattina.Lo consiglio a tutti.Bravo al “Pasolini ” dei nostri tempi.
25 maggio 2012 a 09:36
Antonella grazie, per tutto. Ci tengo però a precisare che non si tratta di un romanzo, ma di un saggio.
25 maggio 2012 a 17:47
Finalmente un libro che racconta il nostro tempo! C’è tanto bisogno di capire come siamo arrivati fin qui…
In bocca al lupo
25 maggio 2012 a 18:28
Crepi il lupo.
9 giugno 2012 a 10:49
[...] oggi il mio piccolo libro sulle povertà è anche disponibile in ebook su bookrepublic al prezzo di quattro euro e novantanove. Al momento [...]