L’aspetto asessuato della vita
È una vecchia casa malandata in via di separazione. Quel che ne rimane sono le rovine della mia giovinezza. Verrà messa in vendita, si dice, ma l’agente immobiliare che è venuto a fare il sopralluogo ha detto che bisogna considerarla “abitazione fatiscente”. Ha spiegato che quello è semplicemente un termine tecnico che non tiene in considerazione di molte cose. Per esempio che la casa, fino a qualche settimana fa, era popolata e perfettamente funzionante, che mantiene un aspetto decoroso, anche adesso che le stanze sono vuote, tutte, eccetto la mia, quella in cui ci sono ancora le cose di quando ero ragazzo, e che dovrò liberare presto. Ho portato via qualche vestito, molti li ho chiusi dentro enormi sacchi di plastica neri. Ci sono una miriade di libri, dovrò passarli al vaglio uno ad uno, decidere quali salvare. E poi cassetti pieni di scritti, roba di vent’anni fa, intere risme di testi battuti a macchina, una quantità di storie che io stesso ho dimenticato. Dovrò farlo senza emotività, cogliendo solo l’aspetto asessuato della vita. Difficilmente mi affeziono alle cose materiali. Quello che sto cercando di spiegare è a quale grado di vile freddezza si sia ridotta la nostra maturità.



…a me è venuto il magone..e le cose non sono mie e sono parecchio più agée ..o poco matura o poco fredda insomma..
Elisa
23 gennaio 2012 alle 09:34
un manoscritto sa poco di materiale, non credi? consiglio: tienilo. Le cose scritte da pensiero diventano, con il tempo, regali preziosi.
elisabetta
23 gennaio 2012 alle 15:04
Alla fine li ho tenuti tutti, adesso stanno in una valigia in attesa di un nuovo spazio.
Andrea Pomella
24 gennaio 2012 alle 09:17
In una sua poesia, Elizabeth Bishop dice che “perdere” è un’arte che impariamo facilmente, quasi un obbligo, a un certo punto. Potrebbe essere questa pratica “la vile freddezza” a cui ci abituiamo col passare degli anni? E comunque sia, hai ragione, la sua consapevolezza fa orrore.
iraida2
24 gennaio 2012 alle 09:15
Sì, è la pratica del perdere, nel nome della quale siamo allevati fin dal principio della vita.
Andrea Pomella
24 gennaio 2012 alle 09:18
Le cose… Sulle cose son d’accordo, sulla casa no. Ho perso la casa in cui son stata felice. E vedendola così, vuota e fredda, ho pianto per la perdita. Quasi un lutto per la dipartita della mia infanzia
La Crimilda
24 gennaio 2012 alle 10:42