Il quartiere è un posto nuovo, diverso. Le prime tre mattine mi sono svegliato con la sensazione di essere un marinaio imbarcato su una petroliera e di non sapere da quale direzione spunta il sole. Ho preso l’ascensore e mi sono guardato nello specchio scrutando la mia faccia. Le prime tre mattine anche la mia faccia era diversa. All’alba, coi primi raggi verticali che fendevano il cielo di marzo, ho camminato per le strade di questo posto che d’ora in avanti dovrò abituarmi a considerare come casa. Ho sbirciato nella bottega del corniciaio, era già aperto a quell’ora. C’erano decine di cornici impilate davanti alla vetrina, cornici di legno intagliate, cornici dorate in stile antico, cornici laccate bianche, nere, rosate. Ho pensato quanto dev’essere triste esercitare il mestiere di corniciaio, passare una vita fra cornici vuote, come un recluso che gli è toccato in sorte di affacciarsi a una finestra da cui non si vede niente. La città è un posto tutto da scoprire, come quando da ragazzino sulla spiaggia ruotavo con la lingua nel cuore di una conchiglia per scovare il sapore del mare, la città è un totale ed evidente mistero col quale dovrò andare d’accordo. Non sono mai stato bene nei posti in cui ho abitato, gli indirizzi che il mondo mi ha assegnato non sono mai stati somiglianti a me stesso. Ma è così leggera la nostra vita, arresi come siamo alla corrente delle cose.
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Alon Altaras, L’ALTRA CASA
Ancora non ho scritto la poesia
sull’altra casa, ma mi sono allontanato
verso lo sguardo che predilige scrutare
le case dell’isola, quelle in cui io non dimoro.
E con lo sguardo di colui
che è in procinto
di partire tra qualche giorno,
dico cose a cuor leggero.
A settembre ti ho telefonato più volte.
Se ne è andato e si è staccato da me
qualcosa, senza che sapessi,
senza che sentissi
che una volta arrivato al mio posto
cambierò indirizzo.



5 marzo 2010 a 11:52
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Ecco vedi Andrea ancora una volta mi costringi a riflettere. Io che ancora non mi sono evoluto in sedentario ho cambiato molte case. In alcune ho abitato a lungo in altre solo ospitato e per brevi periodi. Ma non avevo mai pensato che a differenza di quanto suggerito dalla poesia di Altaras,che nelle case dove sono stato felice non ho mai scritto una poesia.
Viceversa là dove ho scritto le migliori, fra le mie modestissime cose, sono stato infelice.
E allora ho preso coscienza adesso di un imput he pure io avevo inventato per i mei laboratori di scrittura autobiografica. Quella di tracciare una mappa dei sentimenti.
Le strade della felicità. Le case del dolore. Le piazze dell’amore. C’è un territorio in cui lasciamo scie….e il vagabondare…forse …..è un inconsapevole volere…non lasciare tracce.
5 marzo 2010 a 12:23
“E con lo sguardo di colui
che è in procinto
di partire tra qualche giorno,
dico cose a cuor leggero.”
Che mistero il partire, che mistero il viaggio, che mistero l’uomo!
5 marzo 2010 a 19:36
ci sono solchi sotto i miei passi
scavi archeologie
parole di fiume e sabbie rimosse
ci sono insetti larve schegge di selce
vuoti di me e memorie accese
apparizioni che mantengo a portata
di libretto ci sono tracce
facce e poi così tanta polvere
da non potere più andare oltre
me stessa
oltre la vita che sta sempre
un passo
oltre.
Grazie,ferni
7 marzo 2010 a 13:54
Marco credo che ogni scrittura sia una mappa dei sentimenti, se non altro perché riempiamo un luogo con le parole e aspettiamo che germoglino. Come i sentimenti, appunto.
Stefano i misteri sono tali fino a quando non gli dedichiamo l’attenzione che necessitano, poi diventano altro, a volte cose belle, a volte brutte. Ma senza i misteri non ci sarebbe curiosità e non ci sarebbe l’uomo.
Che belli quei versi Ferni, grazie.
8 marzo 2010 a 11:49
ciao Andrea mi soffermo sull’incontro col corniciao
una vecchia fotografia, ritagliata da un giornale, rappresenta due giovani donne (sembrano gemelle) che si guardano attraverso una cornice, vuoto guscio di quello che era uno specchio
non è poi triste il mestiere di corniciao…
scriverò qualcosa..
buona giornata e scusa la divagazione
8 marzo 2010 a 11:58
Lo so che non è triste il mestiere di corniciaio, figuriamoci. Ogni mestiere, alla fin fine, è un mettere una cornice intorno al un’altra. Buona giornata a te Elina, e spero che ti sia proficuo questo spunto.
15 marzo 2010 a 23:19
Io ho sempre visto le cornici come un arricchimento che si aggiunge al quandro già fatto, non come dei riquadri vuoti dentro cui chissà se verrà messo qualcosa. Sarà che, dipingendo, per me sono naturalmente una conseguenza! In realtà sono a volte una cosa e a volte l’altra. A me, comunque, il mestiere del corniciaio affascina. Anche se odio la maggior parte delle cornici!