Le strade si svuotano
Le strade si svuotano. Lo vedo ogni mattina quando esco per andare a lavoro. Il traffico fino a qualche settimana fa era ancora esorbitante, rabbioso, impetuoso come lo è da sempre a Roma. Adesso no, c’è qualcosa di meno nell’aria. La voce popolare si affanna a dire la sua, la benzina è cara e la gente preferisce usare i mezzi pubblici, oppure no, è la perdita dei posti di lavoro, il tasso di disoccupazione in questa città è salito alle stelle, si resta a casa. Quelli che resistono hanno questa novità delle strade vuote. Ci voleva una cosa così per risolvere l’annoso problema, la crisi, una generale disperazione, il principio di una catastrofe. C’è un mercato vicino al posto in cui lavoro, una fila di edifici quadrati in cemento, la maggior parte sono chiusi, hanno un aspetto tetro, abbandonato. Intorno al mercato ci sono schieramenti di palazzi lugubri, enormi, che trasudano angoscia. C’erano anche prima della crisi. Ma oggi gli scatoloni che si ammassano su quei balconi, accanto agli stendini coi panni stesi ad asciugare, hanno un aspetto minaccioso. Questo silenzio incombente che sento la mattina mette i brividi. Come saranno gli anni che ci aspettano?
La supremazia della modernità sulla letteratura
Ogni scrittore cerca di raggiungere il maggior numero possibile di lettori. Tuttavia la scrittura pone dei confini molto ben definiti, confini di lingua, di genere, confini geografici, eccetera. Si è tentato di annullare questi confini coniando il termine “modernità”. Con questo termine si è creata una categoria esclusiva e privilegiata, che nel volgere dei decenni ha estromesso tutte le altre, fino a ottenere una sorta di monopolio sulla letteratura. Tutto ciò che non rientra nei canoni della modernità non è degno di pervenire alla gloria letteraria, rimane un sottoprodotto della – appunto – modernità. Stiamo parlando, si badi bene, di un periodo storico che si apre con Kafka e Musil e che perdura fino ai giorni nostri. Elemento distintivo di questa supremazia della modernità sulla letteratura è la componente etica. Ogni scrittura Leggi il seguito di questo post »
L’aspetto asessuato della vita
È una vecchia casa malandata in via di separazione. Quel che ne rimane sono le rovine della mia giovinezza. Verrà messa in vendita, si dice, ma l’agente immobiliare che è venuto a fare il sopralluogo ha detto che bisogna considerarla “abitazione fatiscente”. Ha spiegato che quello è semplicemente un termine tecnico che non tiene in considerazione di molte cose. Per esempio che la casa, fino a qualche settimana fa, era popolata e perfettamente funzionante, che mantiene un aspetto decoroso, anche adesso Leggi il seguito di questo post »
La paura di fare le capriole
Da bambino avevo il terrore delle capriole. Nell’ora di ginnastica, quando ci mettevamo in fila indiana davanti all’enorme materasso blu della palestra, mi veniva una faccia assente, pallida e confusa. Cercavo di guadagnarmi in silenzio l’ultimo posto della fila, e quando i primi tornavano, dopo aver fatto la loro capriola, mi spostavo per farli passare avanti, cercando in quel modo di ritardare all’infinito il momento del mio patibolo. Gli altri ragazzi erano estasiati da quell’esercizio, Leggi il seguito di questo post »
Il nazionalismo degli editori italiani
Gli editori italiani preferiscono gli autori italiani. Questo è un dato di fatto, lo si deduce esaminando i cataloghi delle case editrici. Ciò avviene a dispetto della conclamata crisi della letteratura italiana contemporanea. I grandi gruppi editoriali scelgono di pubblicare libri di autori italiani, tra cui molti esordienti, imponendoli sul mercato, costruendo un circuito di valutazione autoreferenziale in cui si mettono in risalto nomi e tendenze, senza che tutto questo vada a confrontarsi con una critica seria. Gli autori italiani all’estero Leggi il seguito di questo post »
Alistair Morgan e l’egoismo dell’amore
Nessun dorma di Alistair Morgan (Fandango) è la storia del lento, doloroso, risveglio di un uomo, John Wraith, 46 anni, giornalista free-lance di Durban (Sudafrica), che ha subito un incidente d’auto in cui ha perso moglie e figlia. L’uomo, di cui non restano che desolanti macerie umane e una sostanziale freddezza nei confronti della vita e del mondo, decide di recarsi a Nature’s Valley, un isolato luogo di villeggiatura, nello chalet del compagno della sorella Rebecca, in cui incontrerà una famiglia composta da un padre e due figli adolescenti, anch’essi alle prese con una tragedia Leggi il seguito di questo post »
E se passassimo da un sistema competitivo a uno cooperativo?
Ma siamo proprio sicuri che bisogna sempre crescere, ogni anno crescere? Nei sistemi economici moderni esiste una sola professione di fede: la crescita economica. Si tratta di quel complesso di fenomeni che riguarda l’incremento della ricchezza, dei consumi, della produzione di merci, dell’erogazione di servizi, dell’occupazione, della ricerca scientifica e dello sviluppo delle nuove tecnologie. All’opposto della crescita c’è quello che gli economisti chiamano “stagnazione” e “recessione”. La crescita economica è un’idea relativamente recente che si è affermata in epoca moderna con l’avvento del capitalismo e della classe borghese. Tuttavia non viene mai adeguatamente Leggi il seguito di questo post »
Qualcosa o qualcuno più incomprensibile di te
Sei fuori per tutta la mattina. Cammini abbastanza lentamente da permetterti di guardare la gente seduta dietro i vetri dei caffè, coppie di turisti che bevono da piccole tazze bianche, giovani commessi effeminati che dispongono la merce nelle vetrine delle gioiellerie. Sei a Vienna da due giorni, hai la sciarpa legata in modo che ti copra le labbra, tanto non devi parlare con nessuno, ti servono solo gli occhi per guardare e le orecchie per ascoltare. C’è una pioggia sottile che si sfalda nell’aria, ti si deposita sulle spalle con una tale grazia. Cinque minuti fa sei passato in una galleria affacciata Leggi il seguito di questo post »
Sulle città che ho visitato e sui libri che nel frattempo leggevo
Delle città che ho visitato la cosa che invariabilmente ricordo meglio è il libro che leggevo. Per esempio a Berlino leggevo Non dire notte di Amos Oz, che è ambientato a Tel Kedar, una tranquilla cittadina israeliana nel deserto del Negev. Così, quando ripenso a Berlino, mi viene in mente il deserto del Negev. Questa è una dimostrazione pratica di come la letteratura abbia molto a che fare con i viaggi, e non solo in rapporto agli universi simbolici che un romanzo è capace di ricreare, ma in quell’intima comunanza che la letteratura Leggi il seguito di questo post »
L’uomo col riporto
Un sole freddo cala giù verso il mare. C’è un surfista fra le onde che avanza disteso sulla tavola a pancia in giù. L’uomo col riporto passeggia sul lungomare, guarda il surfista, lo guarda con aria affranta, con due occhi umidi e flosci. Il vento gli scompiglia quei capelli grotteschi, un ciuffo si alza dritta sulla sommità della testa come se fosse una ridicola cresta biondastra, ma lui sembra non darsene pena. Indossa un cappotto più grande di tre taglie, sembra uno di quei capi recuperati in un cassone giallo per la raccolta degli indumenti usati. Si avvicina alla balaustra e punta i gomiti, si incurva in avanti, adesso guarda gli scogli ingiù. È uno degli ultimi giorni dell’anno, e l’uomo col riporto Leggi il seguito di questo post »
Il sorcio di Andrea Carraro, ovvero il male oscuro della piccola borghesia
Il sorcio, di Andrea Carraro, è un libro uscito per Gaffi nel 2007. Racconta la storia di Nicolò Consorti, scrittore-bancario ultra quarantenne con la psiche deturpata dalle angherie di un collega soprannominato il Sorcio e con le nevrosi di un complessivo disadattamento ai ruoli molteplici che gli ha assegnato la vita, l’essere contemporaneamente figlio, marito e padre. Scritto come se fosse il racconto di una lunga seduta psicanalitica, è un romanzo sorprendentemente crudo, schietto e inesorabile, che mette in scena uno spaccato piccolo-borghese alla maniera dei grandi narratori italiani del Novecento come Moravia e Gadda. Leggi il seguito di questo post »
La vita è un quadrato
Fai le stesse cose ogni giorno. Tutti i giorni della tua vita. Cambiano poche cose, qualche stupido incidente, tipo rovesciare due gocce di latte sulla tovaglia mentre riempi il bicchiere, o guardare in Tv un programma che non guarderesti mai. Sono piccole distrazioni che poi magari diventano a loro volta abitudini radicate. Le cose dunque cambiano, lentamente, impercettibilmente. Ma tu non ne hai coscienza. È come se ti guardassi allo specchio per tutta la vita e da vecchio giureresti che quelle rughe sulla fronte sono lì da sempre. Dunque sei ancora il ragazzo stupito che leggeva Twain sul divano marrone fasciato dalla luce radente del tramonto, sei ancora il bambino che correva in giardino tra le lenzuola Leggi il seguito di questo post »
Leggere Brodkey, il “Proust d’America”
Chiunque si sia cimentato, almeno una volta nella vita, con l’arte della scrittura, avrà fatto un pensiero del tipo “vorrei essere capace di scrivere come lui”, pensando a un autore in particolare, che magari non è neppure il nostro autore preferito, quello di cui abbiamo divorati tutti i libri, ma che ad ogni modo è stato capace di attirarci col suo stile, con l’abilità, con l’intelligenza. Tutti abbiamo uno scrittore così. Il mio è Harold Brodkey. Ci ho messo tanto a scoprirlo; potrei confessare che l’ho scoperto solo un paio di settimane fa. Brodkey è un autore del secolo scorso, Harold Bloom l’ha definito il “Proust d’America”, un Proust che ha avuto Leggi il seguito di questo post »
Vent’anni senza Tondelli, vent’anni di niente
Vent’anni fa moriva Tondelli. Thomas Bernhard una volta disse questo: “Non si sa mai chi si è. Non sono gli altri che ti dicono chi sei? Questo ti viene detto milioni di volte e se vivi una vita lunga alla fine non sai più chi sei. Ognuno dice qualcosa di diverso. Anche tu dici a te stesso qualcosa di diverso in ogni momento”. Tondelli non ha vissuto una vita lunga, però abbiamo avuto vent’anni, da quando è morto, per dire chi fosse. Da altre parti ho scritto che Tondelli rappresenta compiutamente la grande occasione perduta dalla narrativa italiana, la possibilità di rimanere al passo coi tempi e con la grandezza della sua tradizione novecentesca. Questo è il mio pensiero. Se Pier Vittorio (ci sono autori, chissà perché, che ti viene spontaneo chiamare per nome, come se fossi stato loro Leggi il seguito di questo post »


