STELLA D'OCCIDENTE

"Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo". P.P.P.

Nella mia memoria succedono mille cose al giorno

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Io mi accompagno ogni giorno alla mia memoria. Lei è una compagna fedele che mi segue a un passo, come un pavido cagnolino, quando calco le assi marcite del mondo. A volte penso che la memoria sia una creatura vivente che non ha nulla a che fare con me, è una testimone di altri tempi e di altri luoghi che mi racconta di cose che io non posso ricordare. Ho sempre amato il tempo e quel fogliame che si deposita sui giorni che passano, quella sabbia che ne copre i contorni, il tempo, quella conchiglia che conserva il rumore del mare. Quando penso a me stesso in un’altra età, al me stesso bambino o adolescente, al me stesso dell’altro giorno, avverto un senso di paura, guardo al mio corpo e penso alle sue cellule che si disfano nell’aria, a quell’odore mnemonico di cui rimane traccia. Gli esseri umani tengono un gran disordine negli infiniti poteri di cui sono dotati, i più dissennati fra loro passano la vita intera a cercare di rimettere ordine in tanta confusione. Così continua a galleggiare davanti ai miei occhi il viso della suora magra che all’età di tre anni mi accompagnava in ascensore verso la sala chirurgica in cui mi avrebbero operato, e l’interminabile traffico di bambini davanti all’altalena, sotto la magnolia, nell’asilo che frequentavo. Quanto di tutto questo morirà e quanto resterà a saldo di una vita? C’è chi trova conforto in un tramonto, chi in una donna, chi in una sigaretta o in un bicchiere, io trovo conforto nei poeti, inciampo in continuazione nei poeti. Nella mia memoria succedono mille cose al giorno, mentre accanto, come in una gabbia di uccelli urlanti, mi scorre la vita.

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Rodolfo Alonso, DÉJÀ VU

Una donna si spoglia nella mia memoria
mentre fuori risplende la città
o piove e fa freddo

Una donna lava i suoi capelli neri con l’acqua della mia infanzia
una distanza va formandosi

La sua pelle è lenta e fresca come il mattino che accarezza
la sua voce si fa lontana

Una donna mi raggiunge
il primo seno scoperto
il primo seno accarezzato

Mentre dentro risplende la memoria

Written by Andrea Pomella

9 febbraio 2010 alle 08:20

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Una minuscola stella d’argento

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Durante i lavori di ritinteggiatura dell’appartamento in cui andrò a vivere entro la fine del mese, a un certo punto, dalla vecchia carta da parati, è spuntata una minuscola stella d’argento. È una piccola cometa di carta, forse una semplice decorazione di quelle che si usano per Natale, o forse i resti di un cordino usato in un lavoretto creativo per bambini in età prescolare. La stella è caduta dritta nella mia mano, appena un secondo dopo aver rimosso un lembo del vecchio foglio di carta in seta che tappezzava il corridoio. Qualcuno, molti anni prima di me, l’aveva nascosta nel muro durante i precedenti lavori di ristrutturazione. Non so quale fosse il senso, forse un semplice gesto di buon auspicio, un piccolo mistero lontano dagli sguardi di chi avrebbe vissuto in quella casa negli anni a venire. O forse un messaggio inviato nel tempo, una piccola farfalla lanciata in volo verso lo sconosciuto Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

8 febbraio 2010 alle 09:32

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La prima biblioteca e un pentagramma di vite

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La prima volta che ho messo piede in una biblioteca è stato alla scuola elementare. Era una biblioteca molto piccola, una stanza senza finestre di cinque metri per cinque con due scaffalature per lato e un tavolo al centro. Il tavolo non era a disposizione dei lettori, ma era la scrivania di lavoro della bibliotecaria, un’insegnante elementare prossima alla pensione, una donna elegantissima, alta e snella e con i capelli color mogano raccolti in uno chignon. I libri si andava a prenderli in prestito per il tempo necessario alla lettura, bastava compilare un cartoncino blu scrivendo nome, cognome e classe di provenienza e consegnarlo a lei. A me piaceva la biblioteca, piaceva soprattutto scegliere fra tutti quei dorsi di libri colorati, ciascuno con un titolo più allettante dell’altro, e la bibliotecaria – che era perennemente indaffarata Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

5 febbraio 2010 alle 09:18

I gesti coi quali si conserva la dignità

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Anni fa, dopo una notte passata a dormire sotto il portico della stazione di Londra, ho conosciuto un uomo in rovina. Io dormivo rannicchiato in un sacco a pelo leggero e lurido, di quelli buoni per l’estate, con la nuca appoggiata allo zaino e le ossa indolenzite dal pavimento duro. Ricordo quel risveglio come la cosa più dolce e beata della mia vita, un canto roco e gentile, “…how many times can a man turn his head, pretending he just doesn’t see?”, e le note lievi e perfette della chitarra che si staccavano come uccelli del paradiso dalla selva rumorosa del traffico dei taxi. Misi a fuoco la sua barba rossiccia da irlandese, Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

4 febbraio 2010 alle 09:58

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Il sistema più spiccio per riportarti in guerra

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Sono stato abbastanza a lungo un disoccupato per comprendere l’orgoglio e la disperazione dei lavoratori dell’Alcoa accampati da ieri in piazza Montecitorio con tende e bivacchi in attesa di notizie sul destino dell’azienda per cui lavorano. Ho conosciuto per anni il volto inimmaginabile delle ore che passano a vuoto, le infinite passeggiate per i viali dei parchi e le vetrine dei negozi che esponevano un altro mondo. Ho cucinato pranzi nella solitudine della mia cucina ascoltando alla Tv le notizie dei telegiornali e immaginando come fosse la vita di quella annunciatrice, a che ora suonasse la sua sveglia, il trucco messo in fretta, la macchina e il parcheggio aziendale, un caffè veloce preso Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

3 febbraio 2010 alle 09:11

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Lamento dell’ignavo

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A volte ho la sensazione di vivere una notte eterna, un tempo in cui si spara a salve sui miraggi di nemici invisibili, in cui si trattiene a stento il battito delle giornate. Ogni giorno mi guardo sul viso, tra le unghie, tra le rughe, in cerca di una piega, un buco, nel nulla di uomo che siamo. Impreco spesso contro il mondo e i farabutti che lo abitano, e sembra che i farabutti siano in linea generale la classe dirigente del mondo. Perciò ho un bel bestemmiare io, che tanto i sacramenti non si alzano più su di un metro da terra, le imprecazioni sono più pesanti dell’aria, si gonfiano e ti ricadono addosso senza far male a nessuno. Stanotte ho sognato che Roma Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

2 febbraio 2010 alle 08:26

Chi ha la chiave dei sogni apre qualunque porta

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Ci sono giorni in cui i miei occhi si fermano su cose particolari, oggetti o persone o luoghi che il linguaggio comune definisce inusuali per il solo fatto che a renderli tali è la loro incongruenza rispetto alla normalità del mondo. Così stamattina, mentre guidavo nel gelo di questo primo giorno di febbraio, ho visto la facciata di un fabbricato che un tempo doveva essere stata una casa, una piccola casa col tetto di lamiera, il rifugio di una modesta famiglia di poveri disgraziati. La casa era murata, le finestre e la porta d’ingresso erano sigillati con grosse colate di cemento. Sulla facciata intonacata di bianco resisteva ancora un numero civico, il 29, con il nove un po’ sbilenco e in predicato di diventare un sei. A dirla così non c’era niente di speciale. A renderla tale è stata l’immaginazione. Nel piccolo spiazzo di terra davanti alla casa infatti c’era il fusto sottile di un albero spoglio. Erano immagini corrose di un tempo perduto, rovine di una storia familiare che adesso parlava con voci avare e illusorie. Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

1 febbraio 2010 alle 09:38

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Salinger nei campi di segale

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In America a un certo punto gli scrittori scompaiono. Non dico muoiono, o meglio non solo. In America c’è un momento in cui gli scrittori escono dal loro corpo e si danno alla fuga in una penombra che quando si è fortunati diventa mito. L’esercizio della fuga ha molte varianti, la lezione di Jerome David Salinger sull’arte della fuga è forse la più famosa e illuminante. Cosa ha fatto per mezzo secolo questo signore dalla natura schiva e riservata, figlio di un ebreo di origini polacche, inviato con le truppe da sbarco americane a Utah Beach nel D-Day, e assurto agli onori delle cronache letterarie nel 1951 con la storia di un certo Holden Caulfield? Dov’era e cosa faceva J. D. durante la crisi dei missili Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

29 gennaio 2010 alle 08:36

Con la maschera al collo

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Chiudendo la porta di casa i zero gradi di questa mattina d’inverno pieno e gelido mi hanno investito il viso. Il sangue si è messo a correre al contrario, ad affluire ardente verso la punta delle dita e sulle guance. Ho un buon rapporto con l’inverno, mi assomiglia un po’ l’inverno. Le mattine sono piene di queste ombre pietrose e aspre, di questi silenzi che sanno di vento che viene dal profondo, le mattine sono notturni infiniti e calmi come stagni. Vorrei svegliarmi ai margini di un bosco e invece sono ai margini di una città. Mi troverei bene in un bosco, camminare nel verde tenero delle felci e ascoltare i fogliami che si muovono al vento. Mi troverei bene Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

28 gennaio 2010 alle 08:18

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Gli occhi pieni di sale

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Stanotte ho sognato una canzone. All’improvviso, nella casa grande che era dei miei nonni, quella col giardino, quella che di notte suonava come una corte e le ore battevano lente sull’orologio a parete dell’ingresso, all’improvviso quei versi e quella musica: “i tuoi occhi sono pieni di sale / di quel sale mattutino che tu prendi in riva al mare / di quel sale che a pensarci ti vien voglia di guardare”. A quel tempo non andavo spesso al mare, potrei dire che non ci andavo mai. D’estate le stanze e i loro silenzi diversi erano tutto il mio mondo. Forse le canzoni di Rino Gaetano le avevo ascoltate alla radio, quando ero molto piccolo mia madre aveva l’abitudine di tenere accesa la radio per tutta la mattina e, a quanto mi racconta, Rino Gaetano era il cantante che amavo più di tutti. Negli anni a venire Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

27 gennaio 2010 alle 08:18

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Niente è cambiato

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Una volta, una sera, quando avevo all’incirca undici anni, mi affacciai fuori al giardino di casa. Oltre la siepe e la ringhiera, e oltre l’albero di alloro, c’era un uomo di profilo con le mani affondate nelle tasche del cappotto e il naso all’insù. Chiedermi chi fosse e che cosa facesse era una domanda senza scopo. Probabilmente osservava i balconi, magari era un agente immobiliare in cerca di appartamenti sfitti, o un ospite atteso a cena dalla famiglia del quarto piano. Dietro di lui c’era una macchina ferma col motore acceso e lo sportello aperto. Sapevo per certo che non era l’innamorato di nessuno. In quel palazzo non c’erano ragazze in età da appuntamenti, solo giovani famiglie con bambini ancora piccoli. Mentre io ero fuori a osservare in gran segreto la sua immobilità, l’uomo non faceva una piega, sembrava sopportare la notte che scendeva sul mondo con Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

26 gennaio 2010 alle 09:33

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Per chi respira in pace, tutto il mondo è dentro di lui

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A sedici anni, camminando lungo un viale trafficato di macchine e di gente, mentre andavo a scuola sudando al primo caldo di maggio e pensando a un quadro di Salvador Dalì, scoprii che la letteratura ha questo potere incantatorio. Avevo da poco letto Il processo di Kafka e un paio di libri di Calvino, e lungo il marciapiede che portava in direzione della mia scuola mi imbattei in un cane. Aveva gli occhi asciutti e un dorso magro e deperito. Il cane si fermò al mio cospetto (o io al suo, dipende dai punti di vista). Respirava in pace nonostante il fracasso del traffico cittadino. Non conoscevo ancora i versi di quella poesia di Antonio Colinas che fa: Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

25 gennaio 2010 alle 09:51

L’arte, credimi, non è affatto importante

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Mi chiedo che posto abbia l’arte, e in particolare la letteratura, nella mia vita di uomo. Se essa sta ai margini come un fiume in serena intimazione, o in alto sopra di me, come un uccello imponente che spiega le ali e mi fa ombra, o dentro, nel profondo, come una voce ineludibile e misteriosa. Mi chiedo se sia un gioco cosciente che non mi decido a smettere di praticare, o una cura per gli occhi e per l’anima, che hanno sempre tante cose da farsi guarire. Il fatto è che non so quanto sia davvero urgente in me inventare racconti e moltiplicare personaggi, pugnalare questo o quello, mettere al mondo mille volte Eva e altrettante Caino. Le parole hanno questo potere segreto. Eugénio de Andrade, in un paio di versi bellissimi di una Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

22 gennaio 2010 alle 09:40

Dipende da questo profumo

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L’attacco della poesia di Miklavž Komelj L’eternità ritrovata suona come una dichiarazione d’intenti sulla letteratura. I versi “All’immagine memorizzata di quest’uomo / all’improvviso si è aggiunto / il suo profumo” sono per me un tale condensato di senso da avere perfino pudore a scriverne. Le storie che provo ogni giorno a raccontare muovono appunto da “un’immagine memorizzata di uomo”, un passante, uno sconosciuto fermo al semaforo, un pensionato che porta a spasso il cane, un derelitto che non gli è dato di conoscere più nemmeno la luce dell’universo. Chiunque esso sia, quest’uomo è inciso nella mia memoria. Successivamente, su questa immagine, ricamo come uno scultore che lavora di taglio, Leggi il seguito di questo post »

Written by Andrea Pomella

21 gennaio 2010 alle 09:32